Archivio mensile:dicembre 2009

Nostalgie immotivate

Avete mai ringraziato una mortadella? Diciamo che ora è arrivato il momento di farlo.

Ero in ufficio, stavo leggendo un giornale preso a caso quando mi accorgo che le tematiche non erano recentissime, i colori leggermente patinati delle foto, iniziavo a capire, e delle capigliature decisamente old-school. Poi mi accorgo del prezzo in lire, ben 2500, guardo bene la copertina, c’era un tipo con un maglione così anni 90 che mi sentivo di soffocare, tutti quei pelucchi che ti procurano un prurito indicibile, percepivo già il fiato sul collo di Uan, grazie Bim-Bum-Bam per l’indottrinamento, con i suoi pelucchi che mi ricordavano ancora una volta quel maledetto maglione, regalo di natale che mette l’anima in pace di tutte le zie.
Sul retro del giornale c’era la pubblicità di una vacanza in Egitto, mai visto niente di più kitsch. I prezzi mi facevano sorridere: due milioni di lire trattamento pensione completa, supplemento di centocinquantamila lire per l’all-inclusive. Uno stonatissimo 35$ riferito al trasposto bagagli attirava la mia attenzione. Tutta la poesia dei prezzi in lire, si insomma davano un valore maggiore ai soldi, rovinati da una “esse barrata” e due numeretti buttati lì. Una capacità di sintesi inaudita, se proveniente da dei cowboy con cheeseburger in mano affascinati dalla legge del taglione. Nel frattempo, patriottismo o meno, eravamo nella merda e la lavatrice non funziona ancora benissimo. Quindi gente ringraziate il mortadella (Romano Prodi) se ci hanno tolto la nostra poetica moneta e anche noi adesso abbiamo un simboletto che sembra un culo con due stecchini infilati e delle banconote più fighe dei cugini oltre oceano; oltretutto con grande orgoglio i traffici illeciti sono gentilmente supportati dalle banconote da 500 Euro perché sono più piccole e entrano più facilmente nelle solite stereotipate valigette laccate acciaio rispetto ai 500 Bucks americani. Il destino è sempre il miglior cabarettista e coinvolge noi italiani sempre nelle stesse situazioni.

Beh.. se vi sembra che tutto quadri sappiate che se avessimo mantenuto la lira ora saremmo in uno tsunami di feci, aivoglia ad esportare il made in Italy. E spaghetti e mandolini, per la cronaca, sono difficili da infilare nel culo, se invenduti.
Un ultima cosa, per ufficio intendevo il cesso di casa.
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Non respirare dal naso

Stimo sempre di più chi compra cd musicali e li ascolta nel proprio mezzo di locomozione, davvero.

Ah, sia chiaro non per via di quei babbei che rompono la minchia con la pirateria, hanno chiuso gli occhi da un pezzo, manca solo che si chiudano il buco del culo. Li stimo perchè mi viene la nausea, quando sento più di tre pezzi dello stesso artista di seguito la musica mi entra nel naso. Brutta sensazione e devo aprire i finestrini. Marco aveva un cd dei Muse, carino, ma solito problema. Ho ringraziato i cristalli elettrici.
Era il compleanno di un amico stasera, pensavo di sborsare i cash, invece niente, ha insistito, non so cosa ho bevuto ma va bene lo stesso.
Alla sua.
Cash e finestrini. C’è una vocina che mi dice di creare una pagina su facebook, ok, ed è stata già pestata dall’ipotalamo.

Domani prevedo stronzate, grosse stronzate. In fondo e per questo che sono qui. Murphy dovrebbe essere in ascolto quindi prevedo anche pioggia per domani, solo quel simil-koala del colonnello Giuliani può salvarmi.

Distrazioni

E’ arrivato un segno.
Porca troia e non sono credente, figuriamoci!
Ah Ah! Da non crederci. Nel bus-navetta una tizia ha vomitato, poverina forse era incinta, a dire il vero sembrava solo grossa. Ad ogni modo è il miglior segno, per VOMITO DI CARAMELLE intendo.
Il peggior viaggio d’aereo di sempre, cazzo ma si può programmare un volo per le 9.10 di mattina? Costretto a prendere il galeotto bus-navetta alle 6, sveglio dalle 3.21.
In treno almeno avrei avuto quell odore di Kebab che accompagna le carrozze notturne.
In più quell’idiota del comandante anziche cercare di sedurre i passeggeri con la sua “erre moscia” poteva fare un atterraggio decente. Da manuale anche il coglione che ha fatto scattare l’applauso. Bravò!
Comunque al diavolo New Orleans, penso che andrò in Svezia, la valigia con l’adesivo Svedese della tipa affianco a me mi ha aiutato nella decisione.
Niente contro i vari Bill, Bob, John e Meredith ma penso che la Louisiana possa aspettare. A meno che non ci sia uno scalo in Svezia.
Ascoltare poi due Brasiliani che parlano di Polignano è stato il massimo.

Globalizzazione nelle vene.

Disgusto e cioccolato

Ultima bastarda notte prima di partire. Via da Milano per 6 giorni, cazzo sono tantissimi eppure tutti mi chiedono:”Come mai così pochi?”.

Allora cordiale con tutti, amici, conoscenti, sorridi ma non tutti se lo meritano. Ma poi pensi che buona parte di loro si annoderà un cravattone violaceo e farà l’idiota in qualche locale di paese e questo ti aiuta a sorridere.
Si sta in apnea a casa, con l’aria nuova nei polmoni. Trattenere quella poca aria davanti al disgusto e all’euforia è assolutamente impossibile. Si sta poco nella città natale, 6 tramonti possono bastare e non sono un campione d’apnea.
Anche gli odori hanno una cazzo di etica. Credete forse che un poppante possa distinguere la merda dal cioccolato? Nemmeno dall’odore. Ci viene insegnato che la merda è merda.
Convenzioni, solo e soltanto. E ne sono stanco.
Che almeno la notte sia giovanissima e le donne, maggiorenni.

New Orleans

Forse dovrei andare a New Orleans.

Forse più giù, nell’America del sud. Sarebbe stato bello studiare filosofia da 12 a 14 anni, è sempre bello non capire un cazzo.
Eh già, si vive più rilassati che qui, la saudade aiuta, avvolti nei luoghi comuni e seguendo un punto di luminosità diverso, non conoscendo nè da dove proviene, nè dove punta.
Sì, un punto di luminosità diverso, una luce, un ombra, un bagliore, un riflesso.

L’importante è seguire.
L’importante è che sappiate distinguere le ombre dagli abissi.

70126

70126.




Tutto comincia da un numero. Qualcosa di analitico, non ti puoi esprimere su quel numero perchè non ha niente di buono e niente di cattivo, solo elucubrazioni della tua mente, maledette elucubrazioni, aggrappatevi a queste.
Quel numero si è spaccato, ne è venuto fuori un piccolo mostriciattolo, innocuo, e lo avete rinchiuso nutrendolo di tutto ciò che sia facilmente reperibile, carboidrati semplici, zuccheri, che portano al mal di pancia.

Sempre stordito, a pancia piena, tenta di digerire, la tenda si abbassa, puzza di porto. E’ un attimo. Voleva morire, non gli interessava più di niente, ora vuole vivere più che mai.
Il suo dolcissimo pranzo sparso per terra in decomposizione. Il padrone non trova più la sua creature ed è alla disperata ricerca di altri numeri.

Siamo tutti potenzialmente pronti a sboccare, ma ci controlliamo, i perbenismi e l’etica promiscua ci agitano ma, cazzo, vediamo tutti che resistono, perchè non anche noi?




E’ questa la fine? Il più candido coglione direbbe che questo è solo l’inizio. Non lo so gente, non lo so davvero.



Antogno Amendolagine
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